PIEMONTE

IL MONTE CIABERGIA

Alto 1170 metri, compagno del Musinè, sul quale sono stati trovati reperti stravaganti e degni di interesse. Una grande ruota di pietra, definita da alcuni come “macina” di 64 centimetri di diametro e 14 centimetri di spessore, ma altri particolari ci inducono a pensare l’opposto. Infatti sulla ruota sono intagliate due coppelle di 12 e di 7 centimetri di diametro e una fenditura che separa esattamente in due la ruota. Queste caratteristiche ricordano un macigno marocchino collocato nei dintorni di Imzilen e chiamato Tazrout N’Troumit che vuol dire "pietra della romana" o "pietra caduta dal cielo".
L’etnologo francese Jean Mazel osserva: "La definizione berbera "pietra della romana" non ha alcun riferimento con l’epoca romana, ma si richiama alla parola "ROUMI" e ai suoi derivati "IROUMAIN" (plurale) e "TROUMIT" (femminile), designanti sia qualcosa di estraneo all’ambiente umano, sia un’epoca antichissima perduta nella notte dei tempi, come tutto ciò che è anteriore all’Islam. Non sarebbe dunque illogico pensare che questo strano masso sia servito ai culti di un’umanità primitiva imparentata con quella che incideva sulle pareti dei Tassilli i famosi "mostri dalla testa rotonda" scoperti da Henri Lhote. Alcuni contadini affermano che questa ruota sia realmente caduta dal cielo con le incisioni già fatte e proveniente da un altro mondo".
Troviamo sul Ciabergia anche i cosiddetti "massi col cappello". Sono due rocce arrotondate dai ghiacciai o dagli agenti atmosferici sulle cui vette sono state disposte delle gigantesche pietre, sicuramente  ad opera dell’uomo. Sulla  prima roccia, alta 6 metri, è stato collocato un "cappello" di 3,30 metri di lunghezza; sulla seconda, di forma piramidale e alta 2,15 metri, è stato innalzato un masso che si leva a 7,10 metri dal terreno. Curiosamente i "cappelli" sono stati incavati perfettamente per mantenerli nella posizione voluta.
Secondo alcuni questi "massi con il cappello" sono dei monumenti religiosi costruiti a ricordo del culto dei giganti. Il cosmologo Denis Saurat sostiene che "a piazzare le colossali pietre furono dapprima i titani spessi, poi gli uomini che avrebbero così inteso evocare a far rivivere gli dei". Alla leggendaria presenza dei titani potremmo anche assegnare l’innalzamento del Cromelech.
Sul monte, infatti, a 1100 metri, vi è un schieramento di monoliti alti da 1,40 metri a 2,20, disposti in un semicerchio. Questa sorta di Stonehenge italiana è stata scoperta attraverso la "mappa litica" scolpita su una roccia di 3,60 metri di lunghezza e larga 2,20 metri con coppelle, che rappresentano gli insediamenti e,  le fenditure, che designano le strade da percorrere per raggiungerli.
Il misterioso mondo delle coppelle, una sorta di  alfabeto litico arcaico che anticipa una sorte di segnalazione stradale oltre che a rappresentare costellazioni.  Si è ancora però lontani dall’aver scoperto tutti i profondi ed enigmatici segreti del remoto passato di questi due monti piemontesi …

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