Nell’Appennino centrale, tra le Marche e l’Umbria, si trova la catena montuosa
dei Monti Sibillini che si estende per circa 40 chilometri. Essa appartiene al
Parco Nazionale dei Monti Sibillini fonte di interesse oltre che naturalistico
anche storico e artistico in quanto racchiude borghi medioevali, mulini e chiese
di stile romanico.
Le leggende ambientate in queste zone sono fondamentalmente due: quella della
profetessa Sibilla e quella del Lago di Pilato.
La prima è raccontata da Andrea di Barberino (1410) ed ha come protagonista un
condottiero di nome Guerrin Meschino che si addentrò nella montagna alla ricerca
della profetessa Sibilla, per scoprire le proprie origini e dove fossero i propri
genitori. Si dice però che la maga intrattenesse i suoi visitatori con ogni genere
di astuzia, perché chiunque si fosse fermato per più di un anno, avrebbe ceduto
l’anima a quel luogo. Guerrin non si lasciò abbindolare dalle molteplici tentazioni
della Sibilla. Riuscì con furbizia a scappare dalla grotta e ritrovare i suoi
genitori. Diversi umanisti e lo stesso Wagner furono ispirati da questa leggenda.
La seconda leggenda narra del lago di Pilato dove dovrebbero giacere i resti
del famoso procuratore romano. Pilato fu condannato a morte da Tiberio e rientrato
dalla Palestina chiese come ultima grazia che il suo cadavere fosse adagiato su
un carro trascinato da buoi. Partiti da Roma, gli animali sarebbero arrivati sulle
sponde del lago lasciando il carico nell’acqua.