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Streghe
Di streghe si è sempre parlato, e la credenza che vi siano persone che abbiano
delle strane facoltà fa parte della nostra storia. Per i greci erano Medea, Circe,
le donne tessale e traci, per i Romani l’oraziana Canidia. E proprio i romani
consideravano esperti in stregoneria gli Etruschi, i Marsi, i Sabini, i Peligni.
All’inizio del secondo millennio a.C., il codice di Hammurabi prescrive che se
un uomo ha accusato qualcuno di stregoneria e non l’ha provato, l’accusato deve
assolutamente immergersi nel acqua sacra del fiume e se il fiume dove si è bagnato
lo trascina con se, l’accusatore può occupare e impossessarsi della casa. L’atteggiamento
verso la stregoneria, del potere pubblico, per molto tempo continua ad essere
quello prescritto nel codice. Ma il problema che perseguì nel tempo è che le
pratiche magiche vennero sempre punite senza distinzione, incriminando quindi
sia la magia salutare, che quella cosiddetta nera. Questo perché il mago benefico,
che poteva tranquillamente svolgere le sue mansioni, era potenzialmente uno stregone,
e spesso veniva scambiato per un personaggio malefico e quindi punibile con la
morte.
La chiesa primitiva condannò, seguendo le impronte della Bibbia, la stregoneria
identificando gli spiriti maligni con le divinità pagane. L’accusa di magia fu
del resto in ogni tempo, un comodo strumento nelle mani dei potenti per liberarsi
dai nemici e di quelle persone, chiamiamole così “scomode” per un popolo. Il numero
delle vittime delle persecuzioni non si può stabilire, come i processi e le confessioni
per potersi scagionare da queste ingiurie. Le torture e i roghi si diffusero per
tutta Europa, fino al ‘700 dove ancora vennero esercitati processi contro gesuiti
e donne isteriche e nevrotiche.
Francesca Batori: b.francesca@itineraridelmistero.com
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