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Nella valle, Toni era conosciuto per la sua onestà, laboriosità e professionalità.
Era un periodo molto difficile e per poter assicurare un pasto caldo per sé e
per la sua famiglia doveva lavorare duramente. Come tutte le sere lavorava fino
a tardi, ma proprio una sera rimase nella sua bottega più del solito e preparò,
prima di uscire, tutto l’occorrente per fare un paio di scarpe il giorno dopo:
cuoio, tomaie, pece, spago, chiodini. Ma quale stupore lo colse il giorno seguente?
Le scarpe erano già pronte! Non credeva ai proprio occhi, prese le scarpe, le
toccò per assicurarsi che non fosse un sogno. Si! Erano davvero delle scarpe vere!
Come ogni giorno si sedette al deschetto per lavorare ma una domanda lo tormentava:
“ Chi mai aveva fatto quelle scarpe?” Si confidò solo con la moglie e decisero
insieme come procedere, come fare a scoprire l’artefice di quelle bellissime scarpe.
La sera , dopo cena, preparò nuovamente l’occorrente per fabbricare delle nuove
scarpe come la volta precedente, e si nascose nella bottega nell’attesa di vedere
con i propri occhi cosa sarebbe successo. Rimase ore in attesa nel buio, il tempo
non passava mai. Strane ombre, immagini di maghi, streghe e folletti affollavano
la sua mente, si sentì quasi svenire e decise di tornarsene a casa. Pregò la moglie
di andare al suo posto e di nascondersi per verificare l’accaduto.
Le ore passavano lentamente, solo il battito del cuore in sintonia con il ticchettio
del pendolo risuonavano nel silenzio più cupo fino a quando…….a mezzanotte in
punto la porta si aprì e due omini piccini e seminudi con due piccole lanterne
colorate entrarono nella bottega. Alla donna si bloccò il respiro e un nodo alla
gola non le permetteva neppure di deglutire. I nanetti si sedettero al deschetto
e cominciarono a lavorare senza sosta, in poche ore finirono le scarpe e come
la notte passata le misero sul banco. Come furono apparsi, così scomparvero silenziosi.
La donna ancora incredula corse a casa trepidante e raccontò il tutto al marito.
Entrambi sprizzanti di gioia per il gradito aiuto decisero di fare un omaggio
ai piccoli ometti ignudi, presero loro due bei vestitini e li poggiarono sul banco
di lavoro. I nanetti tornarono, indossarono i vestiti ma non tornarono mai più.
Le loro leggi lo vietano, non possono accettare doni e regali, perciò se vi capitasse
di vederne uno o se avete la fortuna di averlo nella vostra baita accettate i
suoi doni ma per evitare di allontanarlo non fate come il calzolaio, che credendo
di ricompensarli, li allontanò per sempre.
Ancor oggi nelle notti di luna piena quando le guglie delle Dolomiti si trasformano
in meravigliosi castelli, i nani sono stati avvistati a giocherellare tra di loro
a nascondino e spesso durante la notte aiutano le persone a loro simpatiche o
bisognose e a volte addirittura si siedono accanto al focolare per riscaldarsi,
scambiando qualche chiacchiera con il contadino, e a volte come sono venuti spariscono
senza dire parola. Dalle loro dimore scendono nella Valle del Mesdì, sulle cenge
e gradoni del Conturines, della Varella e del Sassongher oppure corrono e saltellano
sui prati dell’Armentara e del Putia, rinfrescandosi nei meravigliosi e tranquilli
laghetti di Lagazuoi, di Fanes e Valparola.
Simona Ferri: f.simona@itineraridelmistero.com |