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LOMBARDIA


I DRAGHI DEL LAGO GERUNDO

Anche se oggi non esiste più alcuna traccia, il territorio lombardo compreso  tra il sud di Bergamo e il nord di Cremona era una volta un’area acquitrinosa formata dai fiumi Adda, Oglio, Serio, Lambro e Silero chiamata lago Gerundo. Le testimonianze più antiche risalgono all’epoca romana e interessanti sono quelle inerenti a misteriose creature che ne infestavano le acque: i draghi. Descritti come grandi animali a forma di serpente e con alito pestilenziale, erano molto più che una semplice leggenda per le popolazioni che abitavano le coste del Gerundo. Infatti gli abitanti eressero delle mura altre tre metri e lunghe quindici chilometri per proteggersi dal mostro che viveva in quella zona. Esistono inoltre alcuni reperti ossei esposti in diverse chiese e considerati per lungo tempo resti appartenuti ai draghi. Dal soffitto dell’abside della chiesa di Almeno S. Salvatore pende un’enorme costola animale  di 260 cm che sarebbe appartenuta ad una creatura catturata vicino al fiume Grembo. Conservato nel santuario Natività della Beata Vergine di Sombrero esiste un altro reperto simile di 180 cm. Si dice che provenisse da un drago del Gerundo ucciso da un giovane eroe.
Nella parrocchia di Pizzighettone è custodita una costola lunga 1,70 cm. Gli abitanti di Lodi erano talmente abituati alla presenza del serpente acquatico al punto di assegnarli il nome di “Tarantasio” anticipando così gli abitanti di Iverness in Scozia con il mostro di Loch Ness. Successivamente a opere di bonifica sembra che lo scheletro di Tarantasio venne rinvenuto. In seguito se ne persero le tracce ma verso il 1800, un medico lo riportò alla luce e ne esaminò una costola affermando che “la costola ha la pellucidità delle ossa fresche” lasciando così intuire che non si trattava di un reperto fossile.

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